Con il termine "Echinacea" vengono indicate varie specie di piante endemiche del Nord America. L'Echinacea appartiene alla famiglia delle Asteraceae , nella corrente classificazione del genere Echinacea, utilizzata anche nel «National List of Scientific Plant Name" e basata su uno studio comparativo morfologico e anatomico di Mec Gregor (1968), sono segnalate nove specie più due varietà.
Le più note dal punto di vista fitoterapico sono E.Purpurea, E.Angustifolia.
Le piante del genere Echinacea sono per lo più perenni, con infiorescenze a capolino, generalmente solitario e fiori ligulati. I fiori presentano al centro una brattea rigida e acuminata dalla quale deriva il nome la cui radice greca "echinos" significa riccio, in riferimento al tipico ricettacolo spinoso. I fiori ligulati nelle sfumature dal bianco, al rosa, al porpora, fanno dell'Echinacea anche una bellissima pianta ornamentale.
L'Echinacea è originaria del Nord America, dove è assai diffusa nelle Great Plains tra le Appalachian Mountains a est e le Rocky Mountains a ovest. Questa pianta è certamente una delle più conosciute ed utilizzate nella medicina popolare ed empirica.
L'uso medicamentoso dell'Echinacea risale agli Indiani d'America, essi infatti applicavano impiastri di radici a tutti i tipi di ferite, morsi e punture di insetti, morsi di serpenti, ustioni. Inoltre gli Indiani impiegavano l'Echinacea come base per la preparazione di collutori per il mal di denti e gengive doloranti, infusi per raffreddore, tosse, mal di gola.
Ben presto anche i coloni bianchi vennero a conoscenza delle preziose proprietà di questa pianta, ma il suo utilizzo rimase circoscritto all'ambito della medicina popolare fino al 1870 quando un fornitore di specialità medicinali, il dott. H.C.F. Meyer la usò come ingrediente nel suo rimedio "Mayer's Blood Purifier". Questo preparato fu presentato come una sorta di panacea efficace nel trattamento di intossicazioni del sangue, del morso del serpente a sonagli e di tutta una serie di altre malattie. L'Echinacea conobbe in quel periodo il momento di massima diffusione in America anche se ufficialmente solo nel 1916 venne ammessa nel "National Formulary of the United States", che riconobbe come officinali indistintamente sia le radici di E.Angustifolia che quelle di E.Purpurea .
LE PROPRIETA' 
L'Echinacea è usata per prevenire e trattare i disturbi stagionali a carico delle alte vie respiratorie, le influenze e le infezioni croniche. E' anche usata per stimolare il sistema immunitario e di conseguenza accrescere le naturali difese dell'organismo, potenziando la funzioni delle cellule natural killer. Studi clinici dimostrano che l'attività dell'echinacea si manifesta principalmente attraverso una serie di azioni generali e una diretta azione locale:
AZIONE IMMUNOSTIMOLANTE: si esplica mediante un aumento dei leucociti, in particolare dei neutrofili e dei macrofagi. Tali cellule sono destinate a fagocitare gli agenti estranei dannosi (batteri, funghi ecc.).
L'azione stimolante delle naturali difese organiche è esplicata sia dalla frazione liposolubile: poliine, alchilammidi e olii essenziali, sia da quella idrosolubile: composti polifenolici derivati dell'acido caffeico ed in particolare ac. cicorico.
AZIONE ANTIVIRALE, ANTIBATTERICA: è legata naturalmente alla precedente, particolarmente attive in tale senso risultano le poliine che presentano una notevole capacità batteriostatica. Come riportato da letteratura internazionale, l'azione antivirale sembra essere dovuta all'acido cicorico ed all'acido caffeico.
AZIONE ANTIINFIAMMATORIA E CICATRIZZANTE: come ampiamente dimostrato in letteratura, l'azione è dovuta in gran parte alla frazione polisaccaridica e poliammidica.
ATTIVITA' LOCALE: si basa sulla capacità dell'Echinacea di accelerare la rigenerazione tissutale. Il meccanismo di azione si basa principalmente sull'inibizione della ialuronidasi, indirettamente responsabile della propagazione dello stato infiammatorio.
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L'ALBERO DEL MELOGRANO
Ha dato il nome alla citta' di Granada ed e' da sempre considerato il frutto della fertilita'. Il melograno e' un albero leggendario di antica tradizione, sinonimo da millenni della fertilita' per tutte le culture che si sono lasciate sedurre dai suoi frutti, ricchi di semi di accattivante colore rosso, espressione dell'esuberanza della vita. Non a caso i pittori dei secoli XV e XVI mettevano spesso una melagrana nella mano di Gesu' Bambino, alludendo alla nuova vita donataci da Cristo.
Nell'arte copta si incontra l'albero del melograno come simbolo di resurrezione. Le sue radici affondano fin nell'antica Grecia dove questa pianta era sacra a Giunone (moglie di Giove) e a Venere (dea dell'amore). Le spose romane usavano intrecciare tra i capelli rami di melograno. Nella tradizione asiatica il frutto aperto rappresenta abbondanza e buon augurio. Il notevole numero dei suoi grani ha ispirato numerose leggende:in Vietnam la melagrana si apre in due e lascia venire cento bambini, le spose turche la lanciano a terra perche' si dice che avranno tanti figli quanti sono i chicchi usciti dal frutto spaccato.
In Dalmazia invece la tradizione vuole che lo sposo trasferisca dal giardino del suocero al suo una pianta di melograno. Di origine indiana e' la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilita'. Nel linguaggio floreale non poteva che esprimere amore ardente.
Il melograno e' una pianta originaria della Persia e dell'Afghanistan, cresce spontaneo dal sud del Caucaso al Punjab ed e' diffuso fino in Estremo Oriente, oltre che nei Paesi del Mediterraneo.
Ricchissimo di vitamine e' da millenni fonte di salvezza per i popoli degli aridi territori dell'Asia, considerato il re dei frutti anche per il suo particolare picciuolo a forma di corona. "Punica granatum" e' il suo nome scientifico, il suo fusto che puo' arrivare anche ai 5 metri d'altezza, e' molto ramoso, contorto con una corteccia rosso-grigiastra e rami spinosi. Le foglie sono decidue, oblunghe, per lo piu' opposte, rigide e lucide. I fiori scarlatti, sbocciano all'estremita' dei rami, da maggio a luglio. Il frutto e' una grossa bacca coriacea, tondeggiante di colore giallo-arancio, diviso al suo interno in 7-15 cavita' nelle quali sono posti i semi, avvolti da una polpa acida o dolce, succosa e trasparente.
La maturazione dei frutti avviene in autunno. Il melograno viene coltivato spesso a scopo ornamentale nei giardini e sui terrazzi nelle regioni piu' calde, i suoi frutti e i suoi fiori vengono usati per decorare le tavole e le pietanze. Eppure il melograno avrebbe tutti i motivi per meritarsi maggiore considerazione: i suoi frutti sono ricchi di vitamina A e B.
Nell'antichita' era tenuto in grande considerazione per le sue proprieta' terapeutiche. Gia' 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprieta' vermifughe della radice del melograno. In Europa, all'inizio del XIX secolo la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia; infatti l'analisi moderna ha confermato la presenza di alcaloidi antielmintici, che sono molto efficaci contro le tenie. Recentemente e' stato preso in considerazione il succo di melograno per i suoi benefici cardiovascolari. Il frutto contiene in abbondanza tannino che hanno proprieta' astringenti. Oltre che vermifugo il melograno e' rinfrescante diuretico e tonico. La corteccia del frutto, ricca di tannino e' ancora usata in Africa del nord e in Oriente per conciare il cuoio. Con la buccia essiccata si ottiene un ottimo colorante: un caratteristico giallo tendente al verde che e' stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie. In presenza di ferro essa da' una tinta nera adatta per farne inchiostro, anche i fiori possono servire per preparare un inchiostro rosso. Il frutto oltre a essere un insolito dessert, e' il protagonista di golose gelatine, bevande dissetanti, granite, marmellate. Il succo di melagrana e' adoperato in cucina nella preparazione dei dolci ma anche della carne. Decozione contro la tenia Far bollire 750 ml di acqua con 70 grammi di corteccia di radici finche' l'acqua non si riduce di un terzo. Dopo un giorno di dieta, la decozione va somministrata in tre volte a digiuno con tre ore d'intervallo. Due ore dopo l'ultima dose si fa seguire un purgante.